Native advertising: di cosa si tratta?

Nonostante il nome possa sembrare oscuro, il significato di Native Advertising è molto semplice. Si tratta di una forma pubblicitaria in stile content marketing 2.0, basata cioè sul fornire contenuti di valore su temi di interesse dei lettori, senza un approccio spiccatamente commerciale, con un formato omogeneo allo stile del canale in cui è ospitato.

Questa forma di content marketing si chiama ‘nativa’, proprio perché la forma in cui appare è molto diversa dai classici annunci pubblicitari fatti per attirare l’attenzione e spiccare rispetto al resto del contenuto, ma la contrario tende ad essere uniforme graficamente ai contenuti redazionali del portale o del sito in cui è inserito.

In realtà per non ingannare il pubblico dei lettori, i contenuti delle inserzioni “native” dovrebbero essere comunque segnalati come contenuto sponsorizzato, sebbene inseriti nel flusso del sito stesso.

Quali sono le diverse forme di pubblicità nativa?
Come abbiamo visto la pubblicità nativa indica il contenuto di qualità e descrittivo, non la forma con cui viene erogato. Può essere testo, immagini, video, info-grafica, in funzione del contenuto da esprimere e dal contesto in cui debba essere pubblicato.

Qual è la differenza tra contenuti sponsorizzati e pubblicità nativa?

La pubblicità nativa e il suo contenuto rispetto ad un banner pubblicitario dovrebbe offrire sia una esperienza di navigazione migliore al lettore, meno disturbato da colori e immagini fatte per attirare l’attenzione; sia una esperienza di qualità maggiore, perché il lettore riceve le informazioni di cui era alla ricerca.
Si dice pertanto che la Native Advertising sia la risposta giusta alla crisi della pubblicità online, perché secondo i principi del marketing 2.0 offre contenuti di qualità ai potenziali clienti generando valore e interesse.
Tutto questo è vero a patto di saper evitare di “cadere” nelle tecniche dei peggiori publiredazionali della tradizione offline; nella Native Advertising non bisogna, infatti, mai rischiare di apparire ingannevoli o superficiali, bisogna scegliere il punto di vista del lettore, delle sue necessità ed erogare valore aggiunto utile a chi legge.

Cosa serve per creare Native Advertising che funzionino?
Certamente come in tutti i processi di content marketing evoluto ci vuole
competenza nella redazione ottimizzata dei contenuti perché risultino interessanti, capaci di catturare l’attenzione e al tempo stesso integrati con il contenitore che ospiterà l’articolo
pazienza nel progettare articoli e contributi visivi sullo stesso tema, ma in forma tale da integrarsi ai diversi siti in cui verrà pubblicato
attenzione alla definizione dei meccanismi di tracciamento dei link per poter misurare le fonti che meglio siano in grado di generare ritorni e contatti.

Vediamo un esempio? Si tratta di un box pubblicato in Home di Corriere.it il 23/10/2015. Come vedi Hyundai, nota casa automobilistica si occupa di educazione musicale dei bambini (?) perché? quale sarà il messaggio finale? Clicca sull’immagine e segui il flusso del Content Marketing

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Ora ti è più chiaro cosa sia una Native Advertising? Hai altre domande? mandaci le tue domande a scrivi@contenthub.it

1 Comment

  • Riccardo ha detto:

    Bel pezzo, soprattutto contando la confusione intorno al native advertising che spesso sembra regnare. In merito io da poco ho iniziato a usare revenee.io: installi il widget e poi controlli anche gli spazi decidendo quanta pubblicità nativa ospitare, niente male!

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