Vanessa Beecroft: quando i corpi diventano emblemi e architetture

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Tablaux Vivant

Ti voglio svelare un altro modo di fare arte,  una pratica che viene definita Tablaux Vivant, tavole viventi, quadri viventi, uno o più attori o modelli d’artista opportunamente mascherati, vestiti o svestiti e truccati a rappresentare una scena come in un quadro vivente.
Ovviamente, per tutta la durata della visione, le persone non parlano e non si muovono e Vanessa ne coordina la messa in scena.
Vanessa è una bella donna, ricorda un po’ le figure femminili di Botticelli con i suoi capelli ramati e la fronte alta. É snella e slanciata, parla in modo pacato e la sua prosodia è molto piacevole, quasi rilassante, ma cosa fa e chi è?

Vanessa Beecroft

Nasce a Genova, riceve una educazione e una istruzione di stampo steineriana che la porta ad avere un rapporto stretto con la natura e con tutti gli elementi della terra e lei, che vive sempre con gli occhi verso il cielo, decide di studiare architettura, pittura e scenografia.
Fin da bambina dimostra poco interesse per il cibo e molto interesse per la moda, racconta di aver collezionato infinite copertine di Vogue che nascondeva sotto al letto per paura del giudizio di sua madre. È ossessionata dall’ordine, dalla pulizia personale, dall’antichità, dagli abbinamenti cromatici e dal corpo femminile.

Tutto parte dai corridoi di Brera, dove incontra ragazze che somigliano ai personaggi dipinti da Piero della Francesca, Botticelli, Caravaggio, ricordano anche quelli dei film di Godard o le modelle di Vogue, ma con un’espressione che richiama quelle delle Sante e delle Martiri.  Vanessa predilige volti pallidi e angelici per poi usarli per provocarti e sconvolgerti con quello che possono fare e come si possono presentare; ragazzemezze nude, con addosso solo un paio di calze, oppure delle scarpe rosse.

L’artista ti provoca, spingendo in avanti i limiti della società per vedere cosa succede, tocca certi tabù, che diventano tutti stimoli per la sua creazione artistica.

Devi sapere, caro visitatore che guardi questi corpi, che l’artista non ha alcun contatto con le modelle perché ritiene che se conoscesse il loro pensiero smetterebbe di fare questo tipo di performance, per questo motivo è anche stata accusata di maltrattamento mentale e fisico, dato che le sue architetture umane devono restare in posizione per ore davanti allo spettatore, ma sono anche un maltrattamento verso se stessa.

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Il corpo nei tableaux vivants di Venessa Beecroft è architettura, tempio e santuario in carne e ossa,  fusione tra le donne dei dipinti in epoca rinascimentale e le icone della moda, raccontato in forme e canoni estetici differenti che in epoche diverse si affermano e alimentano l’immaginario e le fantasticherie.

Vanessa Beecroft sceglie accuratamente le sue modelle, guarda a loro come guarda a se stessa immedesimandosi talmente tanto da veicolare su di loro le sue stesse psicosi, e lo fa in modo clinico, con un occhio da compositrice e l’altro da architetto. I suoi lavori appartengono a un regno in cui diventa impossibile distinguere il confine tra moda, arte performativa, voyeurismo.

Un incrocio tra teatro e fotografia: troviamo il corpo di giovani donne più o meno nude, mosse secondo precise coreografie, ogni donna  deve attenersi a una serie di norme che la Beecroft stabilisce prima di ciascuna azione,  pone al centro della propria riflessione i temi dello sguardo, del desiderio e del mondo della moda.

Arte bulimica

Vanessa Beecroft mette in mostra corpi che rappresentano l’ideale di bellezza perfetta/stereotipata, questi corpi però sono logorati dal digiuno, dalla frustrazione e dalla paura che l’artista stessa prova nei confronti del cibo.

Per otto anni, la Beecroft ha annotato quotidianamente ciò che ha ingerito e ciò che, probabilmente, non avrebbe dovuto ingerire, ma che è stata spinta a mangiare anche a causa della sua malattia, la bulimia.
Nella sua prima opera ha deciso di far rappresentare il sui diario alimentare da ragazze che impersonano un suo alter ego e che come tali sono scomposte, sgraziate, consumate e  simboleggiano la confusione interiore dell’artista.
Questi corpi così fragili, rappresentano la sua debolezza nei confronti del legame con il cibo, ma allo stesso tempo la forza e l’importanza del legame stesso, poiché catturano l’attenzione dell’osservatore.

Vanessa Beecroft, espone solo donne con le quale si identifica, ma subito dopo le estranea da se stessa, facendo loro indossare parrucche colorate o scarpe con zeppe esageratamente alte quasi ad allontanarle dalla vita reale, riconoscendosi nella loro fragilità, ma allo stesso momento non volendo ammettere il proprio problema.

Il suo quadro vivente del 2003, VB52, vede delle modelle seminude sedute attorno ad un lungo tavolo di cristallo che prendono  parte a un banchetto scandito solo dal colore delle portate. Donne diverse che la Beecroft ha riunito per due giorni sul set per consumare cibi portati in tavola con un ordine dato solo dalla differenza cromatica. Si comincia con il bianco (uova, cavoli, pane e latte) e si continua con l’arancio (mandarini e carote), il verde, il rosso e si conclude con il viola di melanzane e prugne.

Nulla appare casuale: il tavolo è trasparente e i corpi sono nudi, nel tentativo di portare alla luce anni di silenzi, paure, angosce e dolori.

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Sono presenti 32 commensali: la mamma e Jennifer la sorella dell’artista, le modelle e, in fondo alla tavolata, le signore dell’alta aristocrazia torinese che richiamo alla piramide sociale.
Le commensali non hanno regole ben precise, possono mangiare o rifiutare qualsiasi portata sulla tavola; le modelle in primo piano sono nude e quelle in successione  sempre più vestite.

 

Quale messaggio viene veicolato, di che cosa ti parla questa artista? Della sua passione per le copertine patinate, il rigore, le composizioni o l’ordine cromatico?

L’atto del mangiare è poco evidente, superfluo e marginale, quello che conta  è l’impatto cromatico del cibo: lo scopo dell’invito è quello di scattare alcune foto dell’evento per venderle come opere d’arte.Vanessa Beecroft vb-52

Il tema principale resta il cibo

L’artista ti racconta che fin da giovane ha avuto problemi di alimentari e questa sua ossessione diventa parte integrante dei suoi lavori, volendo evidenziare l’imbarazzo che si prova a mangiare nudi davanti a un pubblico di sconosciuti.

Nonostante il mangiare per lei sia un atto di violenza verso se stessa, verso il suo fisico, la sua figura, la sua identità e femminilità,  la sua arte racconta come tramutare il disagio e l’ossessione in successo, oro e fama dal tocco vagamente glamuor.

 

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