Leggende metropolitane

Ognuno di noi ha sentito parlare almeno una volta di qualche fantomatica “leggenda metropolitana”. Posti infernali, fantasmi, oggetti che prendono vita e chi più che ne ha più ne metta. Che ci si creda o no, di storie strane più o meno credibili ne esistono a vagonate.

Ma da dove vengono questi contenuti? Come prendono vita? E soprattutto come possiamo capire se sono vere?

Come nascono le leggende metropolitane?

Sin dall’antichità l’uomo ha affidato a miti e leggende il compito di spiegare l’irrazionale. Come nasce il sole? C’è il carro di Apollo. Perché i bambini spariscono nel bosco? Li rapisce l’uomo nero. Eccetera, eccetera.

Da questo punto di vista la leggenda metropolitana, detta anche leggenda urbana o contemporanea non è molto diversa: è frutto del folklore moderno e spesso si lega ad un luogo e alle sue particolari tradizioni. È il racconto di qualcosa che non si riesce a capire, una storia insolita e poco verosimile che partendo da un banale passaparola, improvvisamente si diffonde grazie l’eco dei vari media. E magari acquista pure credibilità.

Tanti sociologi hanno studiato il fenomeno e alcuni di loro si sono pure divertiti a fare esperimenti, cercando di capire come si crea una leggenda metropolitana e come riesce ad acquistare credibilità.

Ad esempio, anni fa si diceva che a Napoli, precisamente al mercato di Forcella, fosse possibile trovare delle t-shirt con su stampata la cintura di sicurezza. Boom di richieste.

In realtà questa storia delle magliette che i napoletani avrebbero inventato per ingannare i vigili urbani è la prima leggenda metropolitana nata in laboratorio. A idearla fu, nel 1989, il team dello psichiatra napoletano Claudio Ciaravolo.

3 leggende nostrane (o quasi) che vale la pena conoscere

1 – La Porta dell’inferno a Pozzuoli

porta dell'inferno Omero e Virgilio

Non tutti sanno che per “andare all’inferno” si dica basti farsi un giretto verso Pozzuoli, Napoli.

Si racconta infatti che proprio in quella zona sia possibile trovare l’ingresso all’Ade.

Già Omero e Virgilio decantavano le caratteristiche misteriose del lago d’Averno, lago di origine vulcanica che prende il nome dal greco “άορνος”, letteralmente “senza uccelli”, probabilmente a causa di particolari gas emanati dal lago, che non permettevano ai volatili di sorvolare questo specchio d’acqua.

Raccapriccianti morie di pesci, alghe dal colore rossastro e altri strani fatti lo rendono ancora oggi oggetto di studio e curiosità della zona dei Campi Flegrei.

2 – Scie chimiche

Una delle leggende metropolitane più in voga del nuovo millennio è di sicuro quella sulle scie chimiche.

scie nel cielo

Il giochino di quando eravamo bambini del “mi ama, mi pensa, mi odia” (a seconda di aver visto per primi, secondi o sventuratamente terzi la scia dell’aereo – sì devo ammetterlo, io lo facevo) per alcuni si baserebbe su una pericolosa verità.

Questa leggenda di natura scientifico-ambientalista, che rientra tra le varie storie che fanno capo alle cosiddette “teorie del complotto”, affermerebbe che non tutte le scie rilasciate dagli aerei in volo siano frutto di normale condensa, ma che contengano invece sostanze di vario tipo, spesso tossiche per le persone. Queste sostanze, diffuse da non si sa bene chi e per qualche motivo, sarebbero poi la causa di alcune malattie cutanee e psichiche.

Alcune trasmissioni televisive come Voyager e Mistero proseguono tutt’ora nell’indagine di questi fenomeni e tempo fa alcuni politici hanno addirittura avanzato  delle interrogazione parlamentari o partecipato a iniziative riguardo a questo fantomatico fenomeno.

Sebbene la comunità scientifica abbia dichiarato l’infondatezza di queste idee, la leggenda metropolitana delle scie chimiche continua a ottenere molto seguito e sollevare dubbi.

3 – La Leggenda di Azzurrina

Fa parte di quella categoria di leggende che si basa su una storia vera, e che con una sorta di infinito gioco del telefono senza fili arriva a noi sotto forma di mistero.

La leggenda racconta di una bambina nata intorno al 1370, di nome Guendalina, figlia di Ugolinuccio o Uguccione di Montebello, feudatario di Montebello di Torriana (RN),  scomparsa il 21 giugno del 1375 (il giorno del solstizio d’estate) nel nevaio della vecchia Fortezza e mai più ritrovata. Il nome con cui è giunta a noi, ovvero Azzurrina, dipende presumibilmente dal fatto che si pensi fosse una bambina albina.

Fin qui niente di particolare, se non per il fatto che “si narra che, allo scadere del solstizio estivo di ogni lustro, un suono proveniente da quel sotterraneo cunicolo si faccia ancora sentire.” A riprova di questo, la RAI ha effettuato alcune registrazioni che testimonierebbero, proprio in quel giorno, strani rumori e urla di bambina in giro per le stanze del castello.

Da quando il Castello di Montebello è diventato accessibile ai visitatori, il mistero di Azzurrina è ovviamente diventato motivo di attrazione e curiosità per molti turisti amanti del sovrannaturale.

Per saperne di più vi consiglio di leggere il blog misteridellastoria.com.

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