Cartelloni pubblicitari da incubo: le gaffe dell’advertising

cartelloni pubblicitari

Ormai è certo. Viviamo in un mondo che comunica continuamente. Non solo una comunicazione vis-à-vis. Non solo quella sul web. Comunichiamo anche affidando alle strade o alle mura delle nostre città parole destinate a fare da réclame a centinaia di prodotti o servizi. A cosa mi riferisco? Agli onnipresenti cartelloni pubblicitari.

Ai lati delle carreggiate, affissi alle impalcature degli edifici in ristrutturazione, incollati ai muri dei sottopassaggi o alle fiancate degli autobus. Li trovi ovunque. Per quanto sovrabbondanti però, un aspetto positivo ce l’hanno. I cartelloni pubblicitari donano vere e proprie pennellate di colore a quello che altrimenti sarebbe un paesaggio urbano grigio e monotono.

cartelloni in stazione
Spesso non gli dai importanza perché ne incontri davvero troppi o li guardi di sfuggita specie se vai di fretta. C’è da dire comunque che, diversamente da altre forme di advertising, quei cartelloni non interrompono bruscamente le tue attività e non si impongono con prepotenza alla tua attenzione. Sei tu infatti a scegliere di osservarli.

Il linguaggio dei cartelloni pubblicitari

I cartelloni pubblicitari sono la forma di comunicazione commerciale più utilizzata da sempre. Prima di internet e prima ancora del famoso carosello e degli spot in tv, le affissioni erano l’unico modo per far sentire la propria voce. Oggi si uniscono ai nuovi strumenti digitali per rendere quella voce ancora più forte.

Nel corso degli anni il nostro modo di comunicare ha subito un profondo cambiamento. E i cartelloni pubblicitari non potevano restarne fuori. Se in passato era il testo il protagonista, ora lo è senza dubbio l’immagine, affiancata comunque da un pay off conciso e attraente. L’intento è arrivare al pubblico – ormai sempre più distratto – utilizzando un linguaggio immediato e diretto.

Ma ce lo chiediamo mai se sappiamo comunicare bene? O, così come cadiamo in errore nel parlato, ci succede lo stesso anche nello scritto? La domanda è retorica. La risposta infatti è sì. Ne aggiungerei un’altra di domanda: ci rendiamo sempre conto di sbagliare? In questo caso la risposta non è affermativa. Purtroppo no, non ce ne accorgiamo. O quanto meno non subito.

Un proverbio giapponese dice:

Tutti commettono errori. È per questo che c’è una gomma per ogni matita.

Sì, cancellare un errore fatto a matita è un gesto di un istante, al quale puoi riparare subito facilmente senza lasciare tempo agli altri di notarlo. Diverso è se l’errore è impresso su pannelli in alluminio o teli di grandi dimensioni come quelli dei cartelloni pubblicitari che sono sotto gli occhi di tutti.

Dettagli inaspettati nei cartelloni pubblicitari

A me è capitato mentre ero in fila per fare benzina. Le attese spesso ti regalano scoperte incredibili! Scommetto che è successo anche a te almeno una volta nella vita.

Magari fermo al semaforo. Scatta il rosso e nell’attesa dell’agognato verde ti guardi in giro. Osservi i passanti che attraversano la strada, le insegne dei negozi che si affacciano all’incrocio e i soliti cartelloni pubblicitari…ma…aspetta un attimo. C’è qualcosa di strano…cosa vedono i tuoi occhi? Improvvisamente sono attratti da un particolare…e, increduli, si sgranano. Un attimo dopo gli angoli della tua bocca si sollevano e ti ritrovi a sorridere.

Il tuo è un misto di stupore e divertimento. Guardi e riguardi. Strofini gli occhi per ricontrollare meglio. Ma l’errore è lì, davanti a te e a milioni di passanti come te. Una gaffe impressa a caratteri cubitali.

Quello che ti ha colpito è qualcosa che non ti aspetteresti di trovare così alla portata di tutti, eppure hai visto bene! E ti chiedi: “ma come hanno fatto a non accorgersene?”

Guarda questo cartellone. Quello che hai trovato tu nella tua città o in una che hai visitato sarà stato qualcosa di simile.

cartellone rovigo
foto di F.Pivari da Flickr

Sono sicura che la domanda “ma come hanno fatto?” te la sei riposto anche ora. Qui ho addirittura il dubbio che non siano solo le parole l’anno ad essere scritte clamorosamente male. Lascio a te stabilire se quella e accentata sia corretta. Oppure siamo di fronte a un caso patologico di repulsione per la grammatica. 🙂

Errori casuali o strategie di marketing?

C’è chi in qualche caso ha pensato a una strategia di marketing dietro al cartellone con l’errore. Di sicuro una strategia azzardata per la propria immagine, ma in un certo senso vincente. Fa sicuramente parlare di te.

Lo strafalcione crea l’effetto sorpresa. È quel qualcosa che non immagini di vedere, il dettaglio imprevisto che disattende le tue aspettative e fa notizia.

Un anonimo osservatore scova la gaffe, la immortala e la condivide agli amici, che a loro volta la condividono ad altri. L’eco si propaga. In poco tempo lo strafalcione fa il giro dei social e arriva perfino alle testate giornalistiche. Ecco che in quel momento quel brand, nel bene o nel male, è sulla bocca di tutti.

Ma a volte l’errore è talmente eclatante che resta difficile pensare a una pianificazione. Piuttosto un mancato controllo, una svista, che possono costare cari, ma che sono insiti nella natura nostra di esseri umani.

Guarda questo manifesto elettorale della candidata Francesca Barra. Fini politici a parte, non ti sembra che manchi qualcosa?

matera manifesto politico

L’opportunità se l’è giocata male Matera. Come pubblicità di capitale europea della cultura, dimenticare l’apostrofo non è stato proprio un errore da poco.

Una mossa tattica? Se fosse stato così, non credo sia riuscita al meglio. Quello che è certo, è che ha sollevato un bel polverone. Puntualmente è arrivato lo scaricabarile su chi fosse il colpevole e di seguito la corsa ai ripari. Chiaro che la correzione, giungendo tardi, non fa che riportare alla mente la tanto discussa gaffe grammaticale. Della serie, quel che è fatto è fatto.

Esaminiamo un altro caso. Ci spostiamo ad Ancona. Osserva.

manifesto mostra ancona

Notato niente? Dicevamo di essere ad Ancona. Eppure al capoluogo marchigiano viene associato un edificio che marchigiano non è. La Mole Vanvitelliana è diventata Antonelliana. Un errore di nemmeno pochi chilometri. Lacune in geografia o gioco ingannevole di assonanze? Chissà! Certo è che pubblicizzare un evento culturale con una svista del genere è tutto da ridere.

Capita anche che dietro uno strafalcione non ci siano né strategie né errori umani (forse). Il brutto scherzo di una folata di vento? Un gancio che si è allentato con il tempo? O semplicemente la casualità? Guarda cosa è stato immortalato a Cittadella, in provincia di Padova. Poi giudica tu.

cartellone hot cittadella

Hai letto bene, sì. Ma non è uno slogan volutamente osè. È solo – si fa per dire – il dispetto di una lastra del cartellone, che scivolando ha trasformato la b in una p. Il pay off della catena di supermercati Dal buon nasce il bene è divenuto per alcune ore a luci rosse.

Immagina le reazioni e i commenti che ha scatenato un cartellone pubblicitario così audace. Preso di mira da passanti e giornalisti, è stato per giorni l’argomento principe della città. Come ne avrà risentito secondo te quella brand reputation?

Due secoli fa un tale Oscar Wilde nel suo Dorian Gray ci dava la risposta a tutto:

C’è solo una cosa al mondo peggiore di quella di essere oggetto di chiacchiere. Ed è non essere oggetto di nessuna chiacchiera.

Parafrasandola: non importa come, l’importante che se ne parli. Tu che diresti?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.